A trentacinque anni dalla storica visita di papa Giovanni Paolo II

16marzo1

A trentacinque anni dalla storica visita di papa Giovanni Paolo II

A trentacinque anni dalla storica visita di papa Giovanni Paolo II.

La nuova vita dell’altare di Wojtyla L’opera dell’artista Filippo sarà restaurata e collocata nel Parco della Biodiversità

di ANDREA TRAPASSO

ERA il 6 ottobre 1984. Un fiume umano invase il centro città. Duecentomila persone festanti, provenienti da tutta la regione, sospinte dalla fede e dalla speranza che qualcosa, da quel giorno, potesse cambiare nelle loro vite e in questa terra di Calabria.

Un momento storico, indimenticabile, quello della visita di papa Giovanni Paolo II a Catanzaro che oggi, a 35 anni di distanza, l’Amministrazione comunale intende celebrare e tramandare con una serie di eventi che si svolgeranno proprio nel prossimo mese di ottobre.

Intanto è stato già segnato il primo passo, un’iniziativa dal particolare significato simbolico e che porterà a nuova vita l’altare – realizzato dallo scultore napoletano, naturalizzato calabrese, Eduardo Filippo – utilizzato da papa Wojtyła per celebrare la messa allo stadio “Nicola Ceravolo”, davanti a circa trentamila fedeli.

Ieri è arrivato il via libera dalla giunta all’iniziativa voluta fortemente dal vicesindaco Ivan Cardamone, con l’Amministrazione comunale che assumerà il “ruolo guida e di coordinamento” del programma di attività che verranno via via programmate in vista del 35mo anniversario della visita del sommo pontefice in città, di concerto con la Curia arcivescovile, la Cooperativa Artemide, Desta Industrie, Life Comunication e Asspartner.

Il progetto, proposto dalla Cooperativa Artemide al Settore Cultura di Palazzo De Nobili, parte proprio dal restauro del prestigioso altare realizzato dal maestro Filippo – al quale fu commissionato dall’allora arcivescovo di Catanzaro, monsignor Antonio Cantisani e dall’Amministrazione comunale guidata da Marcello Furriolo – che verrà realizzato, senza oneri per le casse comunali, dalla società Desta Industria, azienda leader nelle lavorazioni di beni afferenti l’arte sacra. Ma non solo.

L’intervento di restauro sarà curato dallo stesso autore dell’opera, dal quale il Comune ha ottenuto la disponibilità. Una volta terminata la lavorazione, l’altare verrà collocato all’interno del Parco della Biodiversità, grazie all’autorizzazione già formalizzata dall’Amministrazione provinciale che, tra l’altro, patrocinerà tutte le iniziative che saranno realizzate.

Iniziative che comprenderanno mostre convegni, proiezioni, riproduzioni di documenti storici, la digitalizzazione del vasto patrimonio fotografico in possesso del Comune. Teatro di gran parte degli eventi sarà la Palazzina delle Esposizioni Ex Stac (già resa disponibile, con la delibera di giunta approvata ieri, per il periodo che va da ottobre 2019 a gennaio 2020).

L’Agenzia Asspartner garantirà la copertura assicurativa per le diverse attività (come, ad esempio, il trasporto dell’altare papale al Parco), mentre la Società Cooperativa Life Comunication di Catanzaro, si occuperà della comunicazione degli eventi (realizzazione di spot, documentazioni video dei vari interventi di restauro, eventuale produzione televisiva dedicata all’evento ecc.).

Di tutto il progetto è stato naturalmente informato l’Arcivescovo metropolita Monsignor Antonio Bertolone, il quale ha assicurato la preziosa disponibilità della Curia a collaborare con il Comune nel coordinamento delle diverse attività. «Il recupero di questa prestigiosa opera d’arte, che rappresenta un patrimonio per l’intera città di Catanzaro e non solo per la sua comunità di fedeli – ha affermato un soddisfatto Ivan Cardamone – è un obiettivo di assoluta valenza culturale che l’amministrazione guidata da Sergio Abramo vuole perseguire per ricordare nel migliore dei modi quella storica visita del Papa.

Quella visita che segnò un’ epoca e diede speranza all’intera Calabria è ancora un ricordo vivo in tanti catanzaresi – ha aggiunto Cardamone – e siamo sicuri che le celebrazioni pensate non faranno altro che renderlo più vivo».

(Quotidiano del Sud 16 marzo)